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IL SORRISO RENDE FELICI

Sorridere è stare bene, sorridere fa bene e rende felici.

L’opinione del neuroscenziato R. Provine è che il sorriso abbia salvato la specie umana. Il sorriso è un collante sociale e relazionale e la forza dell’essere umano è quella di fare legami e di cooperare. Quando sul volto c’è un sorriso, l’Altro ci fa meno paura, ci ispira di più.

Chi sorride comunica disponibilità e interazioni benevole.

Quanti equivoci si generano quando il proprio partner, un collega, il capo o  la madre verso un figlio, mostrano un viso corrucciato. La prima cosa che un bambino sente è la colpa “cosa ho combinato“, la moglie o il fidanzato ipotizzano di non essere più amati da quel partner!

Quando siamo piccoli piccoli, grazie ai neuroni-specchio (particolari cellule nervose che si attivano percependo un’azione della persona con cui interagiamo), sorridiamo al sorriso della mamma: il viso del bambino automaticamente si dispone al sorriso, proprio come questo arco nel cielo azzurro.

Vivere in una famiglia allegra, vicino a chi genera gioia, allena al buonumore e abbassa la genesi di paura e di ansia.

Risultati immagini per un giorno senza sorriso è un giorno perso

 

Dobbiamo allenarci alla gioia e a sorridere: alziamo gli angoli della bocca, pensiamo di avere il sorriso sulle labbra, interpretiamo con smorfie l’allegria. La nostra mente ci ringrazierà. Ogni tanto concediamoci un lasciare andare, proviamo a farci prendere dal brio:                           FELT SMILE! (sentiamoci sorridere).

13 novembre: giornata mondiale della gentilezza

«La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, le nostre e  quelle degli altri, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza.

La gentilezza è come un ponte che mette in relazione, in misteriosa e talora mistica relazione, queste diverse disposizioni dell’anima: queste diverse forme di vita: queste diverse emozioni. Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita».

Eugenio Borgna, La dignità ferita, Feltrinelli (2015)

 

Per i miei pazienti

Cari pazienti

grazie di rendere migliore questa Società.

Conoscersi significa amarsi: conosci te stesso

«Molte volte, conoscere se stessi, Socrate, mi è sembrata una cosa alla portata di tutti. Molte volte, invece, assai difficile».

Così Alcibiade manifestava al maestro la sua preoccupazione di fronte alla fatica che comporta crescere.

Socrate gli rispose: «Alcibiade, che sia facile oppure no, conoscendo noi stessi potremo sapere come dobbiamo prenderci cura di noi, mentre se lo ignoriamo, non lo potremo proprio sapere

E-STATE…..

Come state in questa estate 2017?

Il caldo, la paura, le morti, l’Italia presa d’assalto, sembrano farla da padrona. Ma lontano dalla propria casa e dalla propria routine non ci si bada, ci si accorge di poco, cercando di fare durare il più possibile questo periodo di vacanze, di vacuum che la nostra mente e il nostro corpo ricercano come l’acqua in una giornata afosa.

Staccare, distrarsi, evadere, rompere gli schemi è salutare, benefico, indispensabile. E’ come fare la muta, cambiare la pelle, rigenerare cellule e tessuti per rimetterci al lavoro, per affrontare l’inverno… E allora facciamo i turisti (tanti) e poco i viaggiatori come scrive C. Bordoni su La Lettura del Corriere della Sera. Il viaggio determina il cambiamento: pochi sanno cogliere la bellezza, il tempo, la durata del viaggiare, di cosa succede e cosa incontriamo durante il nostro trasferimento da-a; molti devono arrivare il prima possibile nel luogo di vacanza (ecco la paura dell’aereo: non abbiamo il tempo di adattarci a quell’esperienza che c’è tra il lasciare e il trovare, il partire e l’arrivare, che ci viene l’ansia e il panico!). Si corre anche d’estate senza posare il “guardo” (poetica leopardiana) su ciò che ci sta attorno, “dritti alla meta, sgomitando per raggiungerla. Invece per chi viaggia, la meta è un pretesto necessario a giustificare la decisione di partire. Abbiamo accorciato le distanza e ridotto i tempi di percorrenza, ma forse ci siamo giocati il piacere di viaggiare”.

E così anche l’Estate e le vacanze assomigliano a quel quotidiano nevrotico e caotico che ormai è familiare, forse vitale. Peccato! Buona fine di Estate, chissà se ci diamo il permesso di gustarla e assaporarla con più calma, lentezza e gentilezza.

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