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VADEMECUM PSICOLOGICO CORONAVIRUS PER I CITTADINI

La paura è un’emozione potente e utile. La paura funziona bene se è proporzionata ai pericoli. 

Leggi, con calma, il Vandemecum predisposto dal Consiglio  Nazionale Ordine Psicologi, con la collaborazione del Prof. P. Legrenzi. vademecum-cnop

 

 

E’ Natale

Buon Natale a tutte le persone che ho incontrato in questo anno e che mi hanno fatto dono della loro storia, dei tormenti e delle gioie, delle paure e delle speranze. Grazie di avermi scelta per essere accompagnati in un cammino di luce e di forza interiore.

Buon Natale a chi potrò conoscere domani, a chi vorrà affidarsi a me e al

mio modo di prendermi cura del dolore e del modo di sostenere la voglia di vivere.

E’ questo che auguro con tutto il mio cuore: mantenere viva questa Luce che la nascita di Gesù Bambino riaccende dentro di noi e farne la scelta quotidiana nella vita di ciascuno di noi.

BUON NATALE!

 

Mal d’estate?

Finalmente è arrivata l’estate!

Le persone d’estate si lamentano del caldo, delle zanzare, dei lunghi mesi di vacanze in cui i figli non vanno a scuola e in qualche modo “si devono sistemare”.

Sembra il tanto desiderato periodo di “stacco” dalla routine quotidiana, il premio dopo un anno di lavoro, non sia solo un periodo positivo e sereno.

Esiste uno stress da estate, non solo lo stress da rientro.

Le vacanze tanto sospirate perchè sinonimo di relax, sole, mare o montagna, amici, più tempo da dedicare a se stessi e ai propri hobby, possono deludere le aspettative (effetto capodanno).

D’estate la pressione sociale è più forte e se gli altri sono fuori a divertirsi l’idea di stare in casa da soli non fa che amplificare il senso di isolamento.

Gli ansiosi, disorientati, si trovano di fronte all’eccesso di tempo libero che devono gestire, e anche questo diventa una minaccia, un vuoto da riempire come se si trattasse di una prestazione.

I perfezionisti trasferiscono a questo periodo lo stesso schema di organizzazione e di precisione, facendo diventare la vacanza un tour de force.

Chi soffre di disturbi dell’umore, nonostante la vita all’aria aperta, il sole, cibi più freschi e nutritivi, ritmi di vita meno frenetici, può essere più sensibile a sentimenti di solitudine, attacchi di panico, sensazioni euforiche e impulsività, aggressività.

Il nostro cervello subisce molto l’influenza di fattori come la temperatura, il tasso di umidità e la durata dell’esposizione alla luce.

Per questo consiglio:

  • agli ansiosi di prendersi momenti di vero relax, camminare, praticare esercizi di respirazione e di semplice meditazione, osservando godendo di quello che c’è, sia da un balcone di casa, dove una leggera brezza allegerisce l’animo, sia sotto un ombrellone dove distinguere, tra gli schiamazzi, il rumore del mare;
  • ai perfezionisti di lasciarsi andare, dimenticarsi un oggetto (che poi non fa la differenza della vacanza) o improvvisare una breve gita, una visita o una serata un pò fuori dagli schemi (abbandonando la propria zona confort);
  • agli umorali cercare e stare in compagnia, scambiare due chiacchiere con il vicino di asciugamano o incontrato sulla strada di montagna;
  • a tutti, a chiunque abbandonare smartphone, tablet e social e fare qualche cosa di nuovo, imparare o apprendere una nuova capacità, uno sport, un passatempo, leggere un buon libro, bere un buon vino, vedere l’alba, sognare al tramonto, ridere, parlare, cantare, ballare, giocare, riposare.

L’estate è la stagione della vitalità, del cambiamento, del pieno contatto della vita dove possiamo tutti fare nuove esperienze reali e non virtuali.

Buona estate e buone vacanze a tutti!

Autostima: fare pace con se stessi

  1. presta attenzione al dialogo interiore: “come staresti con un’amico/a che ti critica continuamente?”. Giudicarsi con troppa durezza accorcia la vita, accende lo stress
  2. contrasta il perfezionismo: avere un SII PERFETTO, è un’auto-tortura. Non fustigarti per gli sbagli. 
  3. impara a perdonarti: avere pietà e compassione di sè fa addirittura più, per il benessere psicofisco, di dieta e palestra.
  4. seleziona con cura chi frequenti e chi segui sui social: un famoso coach americano sostiene che noi siamo la media delle 5 persone che maggiormente frequentiamo!
  5. circondati di persone che a loro volta vogliono migliorarsi, che vogliono il meglio per se stessi dalla vita
  6. riduci critiche e paragoni: servono solo a farci sentire peggio; meglio chiedersi cosa fare oggi per avere domani un corpo, un comportamento, una capacità tanto desiderata!
  7. chiedi aiuto ad un professionista: uno psicologo se il malessere è profondo o di lunga data, un counselor per ottenere un cambiamento veloce, un nutrizionista per perdere quei kg di troppo
  8. circondati di buoni amici e buoni affetti
  9. accetta e godi dei complimenti che ricevi
  10. allo specchio… sorriditi!

Le competenze del terapeuta della Gestalt

(da Monografie di Gestalt, aprile 2017)

Il termine “competenza” deriva dal verbo latino competere, (da cum e petere) , cioè chiedere, dirigersi a” che significa convergere verso un medesimo punto, ossia “mirare a un obiettivo comune”, nonché “finire insieme, incontrarsi, corrispondere, coincidere e gareggiare”.

Di qualcuno si dice che è competente, quando ha autorità in un certo ambito, o è individuo responsabile, autorizzato, qualificato e quindi abilitato ad agire in modo congruo e appropriato (Cortellazzo e Zolli, 1983).

Competente è dunque chi agisce in maniera deliberata e responsabile.

La Comunità Europea utilizza il concetto di competenze professionali per stabilire gli standard formativi di quella professione e per differenziare una professione da un’altra. Nel caso della psicoterapia il profilo di competenze è la descrizione di una serie di dimensioni utilizzate in un certo grado a seconda dei momenti. Il profilo delle competenze va letto tenendo presente sullo sfondo il codice etico e deontologico della propria professione, non dimenticando mai che quest’ultimo è normativo, mentre il profilo di competenze è solamente descrittivo.

Ciò che contraddistingue lo psicoterapeuta della Gestalt (pdG) è la capacità di:

  • saper essere presenti come supporto, cassa di risonanza, guida, risorsa umana, più che come uno psicoterapeuta che impartisce un trattamento;
  • adottare un linguaggio che sia familiare al paziente;
  • spiegare nel modo opportuno ogni concetto, intervento o dinamica;
  • essere coerente, disponibile all’ascolto e supportivo;
  • essere empatico e capace di interesse;
  • accogliere le difficoltà e discutere come possano essere affrontate in modo
    adeguato;
  • mantenere una presenza psicoterapeutica appropriata in ogni momento;
  • sollecitare sempre il feedback del paziente e discutere il processo ed il progresso delle sessioni;
  • saper essere presenti in modo non direttivo: lasciare al paziente tempo e spazio per decidere cosa sia più adatto a lui;
  • favorire, piuttosto che condurre, il passo e la direzione del processo;
  •  rispettare il progresso compiuto fino a quel momento, piuttosto che focalizzare la mancanza di miglioramento;

Il processo terapeutico della Gestalt segue la Teoria paradossale del cambiamento: il cambiamento avviene quando un individuo diventa ciò
che è (invece che realizzare qualcosa che vuole diventare); il cambiamento è un processo naturale di crescita e avviene attraverso un processo di consapevolezza crescente, attraverso contatti e assimilazioni.

La costruzione della consapevolezza avviene attraverso le domande:

“Cosa fai?», «Cosa senti?», «Cosa vuoi?», «Cosa ti aspetti?» e «Che cosa eviti?»

che favoriscono la presa di contatto con il sé-nell’ambiente nel qui-ed-ora.

Il paziente è il soggetto dei propri accadimenti, come delle proprie scelte e del proprio destino (ad un livello che può essere di maggiore o minore consapevolezza) e nulla può farci presumere di conoscere l’altro e la via di una sua possibile
migliore realizzazione che non sia lui stesso.

La prospettiva di lavoro è “qui-e-ora” e “now-for-next“: è importante enfatizzare la situazione e il contatto terapeuta-paziente sostenendo la consapevolezza nel momento presente e nel movimento verso il next (a supporto dell’intenzionalità di contatto).

Il tdG osserva come funzionale  il Se’ del paziente come funzione emergente al confine di contatto, le funzioni es/io/personalità, il sé come funzione di adattamento creativo, cosa succede nella relazione, come sono le dinamiche  figura/sfondo. 

La persona oltre a perdere il contatto con il proprio Sè e non sentire cosa accade al confine di contatto, organizza la propria esistenza in forme rigide e ripetitive. Da qui sente il malessere, avverte dei sintomi, assume atteggiamenti disfunzionali. L’intervento del terapeuta gestaltico è rivolto a favorire il contatto con il vuoto originario e facilita la sperimentazione di forme esistenziali più congruenti con il qui e ora.

Per questo è molto importante vedere e utilizzare le risorse del paziente presenti nel campo terapeutico. Il terapeuta è in grado di notare, tenere in primo piano e condividere nel modo e nel tempo appropriato ciò che è positivo.

Lo psicoterapeuta aiuta a sperimentare come la persona sta in  uno stato particolare (come stai quando sei in questa tensione? cosa ti dice questa rabbia?), o indirizzare il paziente ad un particolare obiettivo.

Un esperimento nasce dal processo in corso nella relazione terapeutica, è supportato dalla curiosità del terapeuta e non è controllato né dal paziente né dal terapeuta. Un esperimento evidenzia il conformarsi della figura
che sta emergendo nel campo condiviso tra terapeuta e paziente. Esempi di esperimenti spesso utilizzati sono: l’identificazione con le parti, l’utilizzo della “sedia vuota”, l’amplificazione di un movimento corporeo o del modo di verbalizzare, l’esperienza di varie espressioni verbali, l’esplorazione della polarità opposta, il verificare stimoli sensoriali (vista, udito e tatto).

Nella terapia della Gestalt si lavora per completare le situazioni incompiute (unfinished business) che tanto tormentano l’anima.

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