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Ieri una mia paziente ha riportato la sua sofferenza verso il proprio compagno: "Siamo ancora lì, io sono stanca, siamo tornati indietro, e io soffro". Le chiedo cosa sia successo, pensando a qualche evento recente che abbia riaperto il dubbio se stare con lui o stare da sola. "Nulla di nuovo... sempre la solita cosa....".

Guardare ossessivamente ai dispiaceri, ai difetti dell'altro, ai torti ricevuti è come tenere aperta una ferita e non consentire alla propria pelle e al proprio cuore di guarire. La nostra mente talvolta ha una leva potente: dimenticare, togliere dalla mente, la fonte, il fatto, la situazione che ci fa soffrire.

Ma ancora più potente è il perdono: senza perdono si resta imprigionati, vittime incastrate nella sofferenza. Perdonare e perdonarsi è un gesto alto con cui leggere positivamente le situazioni più difficili e aprirsi a nuove prospettive, ampliare lo scenario:

I PIU' DEBOLI SI VENDICANO, I PIU' FORTI PERDONANO, I PIU' FELICI DIMENTICANO (Anonimo).

Il perdono non è mai facile (scrive E. Frojo): fa digerire bocconi amari, ridimensiona, mette a fuoco le giuste priorità, fa pensare in modo diverso, rende LIBERI (dal passato per vivere pienamente il presente e il futuro). Anche studi neuroscientifici evidenziano il potere benefico del perdono sul sistema circolatorio, immunitario e nervoso.

Con il perdono è possibile superare i conflitti cristallizzati, le relazioni affettive bloccate, gestire positivamente sentimenti come la rabbia, la vergogna, la vendetta, l'indignazione). Con il perdono ci si carica di energia positiva, di fiducia.

Perdonare in concreto comporta smettere di analizzare ogni cosa, giudicare, controllare in modo ossessivo. Tutto tempo sprecato: molto meglio dedicarsi a ciò che piace, fare cose nuove, frequentare buone persone, amici, praticare attività di  benessere che migliorano il proprio stato psicofisico.

Alla fine della seduta alla mia paziente ho suggerito di accettare la sfida: non giudicare continuamente, guardare e lasciare andare quello che non tollera di lui. In questo modo potrà piano piano riattivare le proprie risorse interiori, passare da quel dolore profondo che pesca nell'abisso della sua psiche e del suo passato e disporsi ad una nuova gioia.

 

 

Il cuore è a pezzi, il respiro è corto, le lacrime non si fermano.... ma da una storia finita male, si può e si deve di nuovo risplendere.

Ecco il decalogo dell'American Psychological Association:

  • PIANGERE!  Piangere fa bene, fa fluire le emozioni, è una reazione ecologica e fisiologica alla tristezza di aver perso un bene.
  • FARE QUALCOSA DI PIACEVOLE! Ogni giorno dedicare un pò di tempo ad un'attività che fa stare bene: un'amica, una cioccolata, una camminata, un libro, un pò di shopping, un film, meditare, pregare, scrivere...
  • CERCARE SOSTEGNO EMOTIVO! Senza ammorbare tutti (che poi scappano anche loro) parlare, chiedere aiuto ad amici, parenti... per avere una visione diversa e soprattutto sentirsi ascoltati.
  • EVITARE LA STRATEGIA ZERBINO! Cercare distanza dal "quasi ex amato" che potrebbe cercarvi, chiedere di uscire. Non accettate e non siate accondiscendenti.
  • CHIODO NON SCACCIA CHIODO! Funziona a breve termine, ma quando la scarica di adrenalina e di dopamina termina, ci si può sentire peggio di prima. Il dolore dell'abbandono va metabolizzato, elaborato e smaltito per potersi poi impegnare a pieno in una nuova storia d'amore.
  • SOCIALITA'! State con amici, create occasioni sociali per conoscere persone nuove; la guarigione  non passa attraverso l'isolamento.
  • FIDUCIA IN SE STESSI! Questa triste esperienza vi riporta in contatto con voi stessi: ascoltarsi, comprendere i propri sentimenti, conoscersi di più... è il regalo della fine di un amore.
  • PRENDERSI TEMPO! Avere pazienza, il cambiamento chiede tempo... leggete libri, chiedete all'amico che ci è già passato.
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