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Da Coppia a Famiglia Ogni persona nel suo programma genetico e psichico ha come fine non solo la propria sopravvivenza ma la trasmissione del proprio ‘’patrimonio’’ attraverso la generazione: tutti saremmo in questo senso «spinti» a procreare per permettere alla specie umana di continuare. «Il bambino deve appagare i sogni e i desideri irrealizzati dei suoi genitori….L'immortalità dell'io si mette in sicurezza rifugiandosi nel bambino» (Freud, 1914, p. 461).

Il fattore G: la Generatività

  • Si vuole un figlio in cui rispecchiarsi (effetto specchio)
  • Si vuole un figlio per egoismo (dimensione narcisistica)
  • Si vuole un figlio per evoluzione del Sè (aspetti identitari)
  • Si vuole un figlio per realizzarsi (aspetti prestazionali)

La presa di coscienza della sterilità

  • Ogni coppia affronta questa fatica, compiendo un camminino personale e specifico.
  • Quali risposte trovare per una DOMANDA UNICA: Perché proprio a me? Perché a noi?
  • Come trovare un significato a questo dolore, a questa sofferenza?

La procreazione negata

  • La coppia si ferma e sosta nel sentimento di perdita
  • Si vive la menomazione del non diventare genitore
  • Prevalgono rabbia, vergogna, tristezza, paura di non farcela
  • Viene meno la fiducia nel progetto di formare una famiglia
  • Il singolo, il rapporto di coppia, i valori, i desideri, la fede, entrano in crisi

Adozione, PMA o Vita senza figli: che fare?

Queste sono le possibili risposte al desiderio di genitorialità Qualunque sia la scelta, la sterilità resta un evento che lascia una memoria di dolore e di sofferenza: di fronte alla mancanza di un figlio, uomini e donne soccombono ad una decisione presa dalla vita sotto forma di incontri mancati, di tempo scaduto, di infecondità e di gravidanze fallite, di paure e di scelte diverse.

Il lutto

La percezione della mancanza (VUOTO) può diventare uno dei sentimenti prevalenti Si piange l'assenza del figlio paradossalmente presente e che viveva nei progetti e nei sogni Si piange la perdita di colui che aveva già un nome , senza che ci siano riti e azioni consolatori (non c’è un funerale).

Non avere figli significa scoprire di essere più dell’assenza del figlio…… Ma come?

  • Se manca un figlio cosa ci manca?
  • Cosa questa assenza rende possibile?
  • Cosa rifiutiamo di questa negazione, mancanza?
  • Cosa ci può piacere, invece?

Ci sono altri progetti, diversi da quello di diventare genitore, che hanno significato per la coppia? Ideare, creare e perseguire altri progetti di realizzazione del sé, maturando la consapevolezza delle proprie mete personali, dei propri bisogni e delle possibilità di realizzarli e soddisfarli con il progressivo affrancamento dall’idea del figlio “compensatorio” Se si investe unicamente sul desiderio del figlio si priva la propria vita di altre fonti di nutrimento, la vita sembra ruotare solo ed esclusivamente su un’assenza piuttosto che su di una presenza Riuscire ad accogliere con positività una vita senza figli, significa sapere dare vita alla propria vita e generare attraverso una fertilità psicologica e psichica.

Essere genitori

Essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. I futuri genitori devono essere adulti capaci di prendersi cura del proprio bambino; proiettano i propri desideri e le proprie speranza sul figlio che verrà, il quale rappresenta per la coppia una possibilità di riscatto o di riuscita laddove qualche obiettivo nella vita non è stato conseguito. Il ruolo della Madre: La madre mette a disposizione il suo corpo, il suo tempo, il suo spazio esteriore e interiore (questo è l’amore materno). Il ruolo del Padre: Il padre svolge la funzione fondamentale di favorire l’autonomia e l’emancipazione. L’obiettivo dell’azione paterna post-moderna non è più quello di crescere un figlio ubbidiente, ma di crescere un figlio felice.

Dialogo tra un genitore e un figlio

G: attento dove metti i piedi… F: attento, tu perchè io li metterò dove tu li hai messi.

 

Un figlio è un passo importante del processo di costruzione dell'identità femminile. E' fonte di gioia, di rinnovamento, di realizzazione, al tempo stesso genera un evento stressogeno elevato, che chiede capacità di adattamento e di autoregolazione perchè venga vissuto nella sua naturalità. Scombina gli equilibri relazionali della coppia, sposta l'attenzione e il focus della cura, irrompe nei tempi di azione e nei "rituali" della coniugalità e la coppia, se non protetta, può divenire l'anello debole del nuovo sistema familiare.

Riuscire quindi a essere donna e non solo una mamma è fondamentale. La società post- moderna consente alla donna un vasto repertorio di opportunità di realizzazione e di espressione della propria funzione; se prima il benessere personale poteva coincidere con il benessere della famiglia, l'attuale donna-mamma ha un compito più arduo: assemblare una molteplicità di esigenze e di bisogni, la dimensione materna, il ruolo coniugale, la cura del proprio corpo e dello spirito, la manutenzione di legami amicali e sociali, il lavoro e il tempo libero. Questo quotidiano gioco ad incastriè delicato e complesso, soprattutto se la donna ha parametri di soddisfazione e di appagamento elevati e richiede creatività e tanto senso pratico. E' anche vero che come donne post- moderne possiamo chiederci fin troppo, una sorta di "aspirazione a ottenere tutto" che può generare la crisi. Essere a posto con se stesse, madri competenti e serene, donne sentimentalmente appagate e amate, professioniste stimate, femmine attraenti e in buona salute psicofisica è la dimensione dell'ideale. Sul piano di realtà queste richieste spesso entrano in conflitto e in antitesi e il più delle volte comportano delle rinunce.
L'importante è fare piccole cose e una per volta.

Prima di tutto, è fondamentale abbassare le aspettative di "perfezione" su di sè e ricordarsi che come dice D. Winnicot occorre possedere la capacità di essere una "madre sufficientemente buona". Organizzarsi, delegare e gestire le risorse è altrettanto utile: se ci sono nonni/e, mariti, amiche, familiari disposti e disponibili a occuparsi dei nostri piccoli, delle commissioni e della spesa, lasciare fare, lasciarsi aiutare. Non si può fare tutto. Evitare i sensi di colpa: concedersi una passeggiata, la lettura di un giornale o di un libro, una doccia vera e fatta con calma, l'ora di fitness o di pilates, la mostra di Raffaello, brevi pause con se stesse, dove fare nulla, da segnare in agenda. Così si ritrovano momenti di ben-essere che fanno tornare alla famiglia e al ruolo di madre e moglie, con un respiro più ampio e leggero.... perchè in tutto queste fare, manca il fiato.
Anche la coppia e il rapporto con il marito e partner ne risentono. Ricordare che prima di tutto c'era la coppia, da cui è iniziato tutto. Lo spazio dove si realizzavano i nostri desideri: cene romantiche, viaggi avventura o vacanze rilassanti, interessi culturali e ricreativi, dialoghi e conversazioni, sesso e coccole. Il coniuge e il compagno sono parte della salute psichica della donna così come sono partecipi dello sviluppo psico-affettivo del bambino. Sono le donne che devono tutelare e conservare questo luogo affettivo e l'intesa, talvolta vincendo la stanchezza e le troppe cose da fare. Una mamma, una donna appagata è una mamma positiva per il proprio figlio; una coppia di genitori in accordo e unita è gioia e sicurezza per un bambino.
E come fare con il proprio piccolo? Prendersi un tempo senza di lui e non tutto per lui? Per un bambino tutto può essere un gioco, nonchè un apprendimento: mentre apparecchiamo la tavola dai 2/3 anni in poi possiamo coinvolgerlo, assegnandoli piccole responsabilità; lo stesso vale quando dobbiamo caricare la lavatrice o ritirare il bucato: colori, grandezze, tessuti, sensazioni tattili sono esplorate dal bambino anche in queste occasioni. E’ fondamentale mettere il proprio piccolo in condizioni di sicurezza e proporgli attività adeguate all'età, e per questo non ansiogene ma stimolanti il processo di crescita e di autonomizzazione.

Crescendo lui, aumenterà il nostro spazio e tempo libero dal piccolo e recuperiamo la nostra identità.

Cristiana D’Orsi
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