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Prendersi cura della Infertilità significa occuparsi del paziente infertile nella sua interezza e totalità di essere umano, fisico, psicologico, sociale, etico, legale.

Non voglio parole, voglio un figlio: parole TABU’

  •  Avete bisogno di una vacanza, fate un viaggio
  •  Potete sempre adottare un bambino
  •  Quando smetti di pensarci, vedrai che arriva
  •  I figli sono solo problemi
  •  Goditi la vita di coppia, che quando avrai un figlio lo rimpiangerai
  •  Signora, perché non ci ha pensato prima

Medico e psicologo: un lavoro di équipe

 La legge 40/2004 specifica la presenza dello psicologo nel backstage della PMA.

  •  Contenere e gestire le implicazioni psicologiche della infertilità
  •  Fare una valutazione psicosociale delle capacità e delle competenze di coping della coppia
  •  Indagare anche problematiche psicologiche legate alla infertilità, sia esse cause sia esse effetti/conseguenze.
  •  Sostenere la coppia di fronte all’insuccesso, orientarla verso altre opportunità genitoriali.
  •  Sostenere il passaggio psichico da donna infertile a madre, laddove esiti la gravidanza, e favorire il processo di attaccamento tra madre e nascituro.

L’aiuto psicologico

  •  L’infertilità è uno stressor cronico, incontrollabile (Steward e Blazer, 1986; McEwan, Costello, Taylor, 1987; Dunkel-Schetter et al., 1991; Leiblum, 1997).
  •  Il caos emotivo e psicologico è alto nella fase iniziale (diagnosi): confusione, frenesia di trovare un perché, una ragione, agire, agire, più che pensare.
  •  Le persone vogliono prima di tutto sapere, avere informazioni e conoscenze, sapere cosa c’è che non va, avere informazioni (libretti e filmati, counseling telefonico, es. nr verde della provincia di Milano, FORUM, COMMUNITY DI ASPIRANTI GENITORI, mondo della rete)
  • L’arousal psico-motorio attivato dalla diagnosi trova una diminuzione quando la coppia comincia a sottoporsi alle indagine “invasive” e prime cure: speranza, ottimismo. Il fare placa l’ansia.

Quale forma di aiuto ?

  •  Il supporto psicologico utile e “cercato” sembra quello mirato a sostenere la situazione di stress ed ad alleviare il sintomo ansioso-depressivo.
  •  Minore è il ricorso ad una psicoterapia mirata ad un processo di cambiamento, anche se studi ne confermano gli effetti positivi in sincronia con la PMA (de Liz e Strauss, 2005, Ragni et al. 2010).
  • • Il supporto psicosociale e la psicoeducazione risultano validi sostegni.
  • • I gruppi di self-help sono un “contenitore affettivo” e offrono occasioni di confronto e di condivisione rispetto ad un’esperienza difficile da raccontare e da mostrare; come una cassa di risonanza, fanno sentire meno diversi, più compresi e meno soli.

Quando e cosa sostenere ?

 Fase del dubbio e riconoscimento di un problema di infertilità:

  • Educazione e preparazione alla variabile imprevista: 1+1 non fa 3. L’infertilità accade, esiste e i due partner vanno sensibilizzati, soprattutto se il progetto filiale comincia in una età “critica”.  Intervento psico-educativo e “esame di realtà”.

Fase del fare: esami, consultazioni mediche:

  • Valutazione psicosociale (salute psichica del partner e della relazione di coppia), valutazione delle capacità di coping, preparazione emotiva ai trattamenti e risultati diagnostici.

Fase della cura medica, la coppia al Centro PMA:

  • Supporto per esprimere emozioni, pensieri e sentimenti i più complessi e ambivalenti (speranza, ottimismo, entusiasmo, paure, convinzioni limitanti, rappresentazioni psichiche della PMA): è un concepimento artificiale e non naturale, è il medico che fa tutto, che insemina?;
  •  E' un percorso tortuoso e tormentato, nell’ignoto e nell’impreparato.
  • Sensibilizzazione al rischio riproduttivo: l’infertilità è una malattia che ha ripercussioni ostetriche, secondo le ricerche mediche: > gravidanze a rischio (es. preeclampsia), > parti pre-termine, > morte intrauterina, > gravidanze gemellari.
Fase della scelta della tecnica e del trattamento:
  • La coppia decide solo in parte, affidandosi al medico per il trattamento che “assicuri” il maggiore successo.elemento critico è l’età cronologica e la cronicità della infertilità.
  •  Aiuto nell’accettare la scelta medica (es. eterologa, ICSI, ovodonazione, nr di cicli) e nell’analizzare le alternative.
  •  Espressione dei sentimenti legati a intrusione nello spazio psichico-fisico della scienza, il terzo “incomodo” e elaborazione dei sentimenti di passività, impotenza, “delega coatta”, dipendenza e frustrazione.
Fase dell’attesa dei risultati e della decisione di smettere:
  • Preparazione al risultato, aiuto nella gestione dello stress, sostegno alla frustrazione e alla resilienza della coppia (è soprattutto in questa fase che arrivano in terapia)
  •  Counseling per elaborazione del lutto. ri-progettare una vita di coppia childness (senza figli), elaborando il lutto della mancata genitorialità e degli investimenti e proiezioni maturate dai due “adulti”.
  • Aiuto nella scelta decisionale: ripensare il percorso identitario, perché il percorso psico-evolutivo ha incontrato una battuta di arresto; solo razionalmente è comprensibile un’esistenza soddisfacente e    pienamente realizzata  childfree, per cui non si ha bisogno di una maternità (soprattutto la donna) per definirsi.
  • Dire basta: decidere di smettere può portare ad un aumento del senso di colpa per non aver fatto abbastanza. 

Dire basta non è facile…

  •  Gradualmente nel tempo è diventato più accettabile rimanere senza figli, nonostante per la coppia, la mancata genitorialità, resti un’esperienza dolorosa
  • Decidere di smettere può portare la coppia ad aumentare il proprio senso di colpa per non aver fatto abbastanza
  • E' importante allora aiutare la coppia a ripercorrere tutto ciò che ha fatto per avere un figlio, da quanti anni ha tentato, quanti esami, quante stimolazioni, quanti cicli di fecondazione assistita
  • Ripercorrere le tappe di questo percorso può essere doloroso, ma aiuta a prendere coscienza di quanto si è fatto, che si è fatto tutto il possibile
  • Questo processo porta con se tristezza e rabbia, ma aiuta la coppia a riprendere il possesso della propria vita e a dargli un nuovo senso

Lo psicologo in aiuto alla infertilità - Circa il 40% delle coppie abbandona la via della fecondazione assistita senza aver ottenuto il risultato sperato, spesso dopo il terzo tentativo.
Al Congresso della Società Italia della riproduzione umana (SIRU) è emerso quanto sia indispensabile un'adeguata consulenza psicologica. Lo psicologo preparato e formato in questo campo, fornisce un sostegno per ridurre lo stress legato alla diagnosi di infertilità, ma anche ad affrontare in modo più positivo l'intero percorso e a riprendersi da un eventuale fallimento.
La SIRU quindi consiglia di richiedere sin da subito questo tipo di assistenza, per avere oltre al ginecologo di riferimento, anche uno psicologo cui rivolgersi durante tutto il percorso.
In caso di fecondazione eterologa è raccomandato, anzi alcuni centri chiedono espressamente di svolgere colloqui con lo psicologo prima di intraprendere il percorso.

Roma, 9 gen. Dire.it Agenzia di Stampa Nazionale
- Mentre si discute del calo delle nascite in Italia (12mila in meno nel 2016 rispetto al 2015 e quasi 100mila in meno negli ultimi otto anni secondo l'Istat) e delle possibili cause, esiste una realta' altrettanto importante, costituita da coloro che ricorrono ai trattamenti di Pma (Procreazione medicalmente assistita) per potere avere un figlio. Se da un lato circa l'1,8% delle donne italiane senza figli dichiara di non volerne avere, dall'altro migliaia di coppie ritengono solo piu' opportuno posticipare una gravidanza per attendere la stabilita' familiare, economica e professionale. Un dato che si scontra, pero', con il fattore biologico: il tasso di fertilita' mensile nelle donne di 30 anni con rapporti regolari e' del 20% per ciclo, mentre nelle donne oltre i 40 anni e' del 5% per ciclo. A questo si aggiungono le lungaggini che entrano in gioco nel momento in cui si decide di affidarsi ad un aiuto medico: le coppie che cercano una gravidanza nel Paese intraprendono un autentico percorso a ostacoli. L'attesa arriva fino a otto anni, soprattutto per l'eterologa. Spesso la causa e' da imputare a meccanismi normativi e burocratici polverosi, altre volte alla scarsa disponibilita' di strutture, ma in molti altri casi e' soprattutto la mancanza di informazione a vanificare i tentativi di genitorialita'. Parte da queste considerazioni la campagna di sensibilizzazione promossa da Institut Marques, clinica internazionale specializzata nella Procreazione Medicalmente Assistita, che si rivolge ai pazienti con lo scopo di aiutarli ad orientarsi per facilitare e accelerare l'accesso alle tecniche di Pma. "Le difficolta' che le coppie incontrano non dipendono sempre o solo dall'eta' in cui iniziano a desiderare un bambino- spiega la dottoressa Federica Moffa, specialista in Riproduzione Assistita di Institut Marque's Italia- Nel moderno contesto socioculturale, soprattutto nel nostro Paese, non deve stupire che una donna inizi a cercare un figlio a 34 anni. Altro discorso e' se, tra dubbi e confusioni, pellegrinaggi tra diversi specialisti e liste d'attesa infinite, si finisce con l'arrivare al trattamento alla soglia dei 40". Il 'tempo per un figlio' stimato dal Censis nell'indagine sulla fertilita'/infertilita' in Italia, restituisce uno spaccato gravoso ma parziale: 3,9 sono solo gli anni che intercorrono tra i primi dubbi sulla difficolta' di ottenere una gravidanza e l'arrivo in un centro di Procreazione Assistita. Ma il percorso non termina qui. La media degli italiani matura una sterilita' di lunga evoluzione passando dai 4 agli 8 anni per cercare una gravidanza dentro e fuori dal loro Paese, arrivando a realizzare fino a 6 cicli previ. Nei casi piu' critici, l'attesa va dagli 8 ai 16 anni con 15 trattamenti previ. Un fenomeno che si traduce nei numeri che il ministero della Salute ha diffuso nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40/2004: le coppie italiane che si sono affidate alla Pma nel 2015 erano 74.292, per un totale di 95.110 cicli avviati ma solo 12.836 portati con successo fino alla nascita, il 2,6% delle nascite totali del 2015. Si stima che solo la meta' delle donne che non raggiungono una gravidanza naturalmente chieda aiuto e solo il 22% riceva cure mediche. Le ragioni principali di questa situazione sono economiche, morali e religiose. Per questi motivi, spesso, la tendenza generale e' accettare la situazione e rifiutare i trattamenti medici. Tra i fattori che influiscono su questa scelta c'e' anche la mancanza dell'appoggio familiare o, piu' semplicemente, il desiderio di nascondere il problema. Uno studio di Institut Marque's dimostra infatti che piu' del 70% delle italiane considera che la sterilita' nel Belpaese sia un tabu' e la vive in un contesto avverso. Il 2018 sara' il 40esimo anniversario dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina nata grazie alla Pma. Oggi le conoscenze mediche e l'expertise dei centri hanno raggiunto un livello che solo pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza ma, paradossalmente, cio' che fatica a crescere e' il grado di conoscenza e di consapevolezza su questi trattamenti: il percorso verso la Pma risulta meno impervio rispetto al passato, ma persiste una resistenza frutto di scarsa informazione e molti luoghi comuni sulla questione. (Wel/ Dire)

La sofferenza psicologica legata alla infertilità trova nell' EMDR un valido supporto.

L’ EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico scoperto nel 1989 dalla psicologa americana Francine Shapiro (www.emdritalia.it).

Trova una valida applicazione nel supportare la donna o la coppia nella esperienza di difficoltà procreativa e durante il percorso di procreazione medicalmente assistita. Attraverso un intervento mirato e specifico,  i vissuti emotivi particolarmente stressanti e pesanti vengono rielaborati grazie alla stimolazione bilaterale svolta dallo psicoterapeuta.

Le emozioni, le convinzioni, le sensazioni legate all'infertilità cominciano così ad assumere una forma più adattativa e funzionale, anziché influire negativamente sullo stile di vita della donna e della coppia togliendo la parte più disturbante e traumatica dell’infertilità e rafforzando le risorse e le strategie di autoefficacia.

Ulteriori benefici si riscontrano nel periodo dell’eventuale gravidanza, quando comincia ad instaurarsi il legame madre-bambino, affinchè questa importante fase sia pulita dagli aspetti negativi (stress, ansia, paura, scoramento, senso di inadeguatezza) sorti durante gli anni di ricerca di un figlio.

Attraverso l’EMDR si può trovare un supporto rilevante anche per elaborare il lutto di una genitorialità/maternità negata, quando la donna e la coppia devono dire basta e accogliere il limite al loro progetto genitoriale.

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