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“….Accade a molti professionisti, a tanti dirigenti d'azienda: soprattutto se hanno avuto successo. Arrivati a una certa età, e a un certo punto della carriera, si trascinano appresso un carico pesante, e non vogliono lasciare nulla…..Se l'autostima è proporzionale al numero di consigli direttivi, tuttavia, abbiamo un problema. E' come se avessimo bisogno delle prove di aver vissuto (professionalmente, e non solo). Ma l'accumulo di vecchie prove non è compatibile con la ricerca di nuove idee. Cure? Una sola: fare meno cose e farle meglio. Dare tempo all'imprevisto e spazio alle novità. Se le giornate sono troppo piene, e il cervello segna sempre «occupato» è difficile che l'ispirazione trovi accoglienza…. Non è un caso che le idee migliori ci vengano in bagno al mattino, sotto la doccia, pedalando o correndo. Sono i momenti in cui non telefoniamo, controlliamo, chiamiamo, clicchiamo, sollecitiamo o rispondiamo: affinché la modica quantità di adrenalina così prodotta ci convinca di non essere inutili, e non aver buttato la giornata”.

(da un articolo breve di Beppe Severgnini)

Entrare in contatto con i propri sogni libera energia, entusiasmo e passione per la vita: essenziale diventa scoprire e conoscere il proprio sé ideale, la persona che si vorrebbe essere, ciò che si vuole ottenere nella vita e nel lavoro.

In un percorso di coaching il processo di apprendimento è auto diretto: significa modificare le proprie abitudini, cosa di per sé molto faticosa; ogni volta che si devono cambiare il proprio modi di pensare e di agire, si devono rovesciare anni e anni di arredamento sedimentato nei circuiti neurali, costruiti e rinforzati dalle esperienze fatte, dalle ripetizioni e reiterazioni del proprio modo di essere.  Il ruolo del cervello è fondamentale: l’attivazione della corteccia prefrontale sinistra alimenta la speranza e i sentimenti che producono il tono e la motivazione a realizzare noi stessi, spronandoci oltre gli ostacoli. Se ci fissiamo però su ciò che percepiamo come limite, blocco, sfiducia attiviamo l’area prefrontale destra sprofondano in una visione pessimistica e demotivante.

Facciamo però attenzione a concentrarci su ciò che vogliamo veramente essere e non su ciò che dovremmo essere (il sé normativo): il rischio di essere perennemente scontenti di se stessi è alto quando rincorriamo immagini ideali aderenti alle convenzioni del momento o a principi e valori che non ci appartengono, allontanandoci quindi dalla nostra natura e dalla nostra personalità (il sé reale , autentico, in contatto con i sogni e le aspirazioni personali).

Proviamo a fare questo esercizio:

COME SAREMO FRA 15 ANNI

Immaginiamo di essere tra 15 anni in una ipotetica vita ideale: quali persone vediamo intorno a noi? Come è il nostro ambiente? Che sensazioni ci trasmette?
A questo punto immaginiamo una nostra giornata tipo o una settimana tipica, lasciando che l’immagine si sviluppi davanti ai nostri occhi e poi collochiamoci al centro di essa.
Con questa visione di noi stessi, proviamo a tracciare su un foglio, a ruota libera, la descrizione di come saremo tra 15 anni, oppure se lo preferiamo, registriamo la nostra voce narrante questa visione. Questo esercizio di immaginazione del futuro ideale può rivelarsi uno strumento efficacissimo per cogliere le reali possibilità di cambiamento della nostra vita.
(Bibliografia:Essere Leader, D. Goleman, BUR, 2002)

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