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EMDR, (Eye Movement, Desensitization and Reprocessing) è un trattamento psicoterapeutico che favorisce la risoluzione di sintomi di ansia, panico, fobie, depressione, lutti dovuti a esperienze stressanti e traumi. E' una tecnica elettiva per il Disturbo Post Traumatico da Stress, usata in psicologia dell'emergenza per dare sollievo e favorire la ripresa di condizioni di benessere laddove si sono vissute esperienze di minaccia alla propria vita (terremoti, disastri ambientali, incidenti, etc).

E' inoltre sempre più dimostrata l'efficacia per la cura di sintomi emotivi e disagi psichici quali fobie, disturbi di panico, ansia generalizzata, problemi relazionali e di autostima, ansia da prestazione, dolore cronico.

Grazie alla stimolazione bilaterale (Movimento Oculare o Tapping) effettuata dal terapeuta, che nel frattempo seguendo il protocollo delle fasi dell'EMDR ha provveduto a raccogliere la storia del paziente e dell'evento passato o recente, il ricordo e il pensiero negativo e disfunzionale legato all'evento (es. lutto) o al sintomo di ansia, o di panico, viene rielaborato in modo da non disturbare più.

Non si cancella l'esperienza stressante (trauma, stress), non si dimentica la persona deceduta o l'evento che scatena paura o fobie, ma viene cambiata l'informazione e la componente emotiva diviene più adattativa e sostenibile per la persona.

E' un processo di autoguarigione che la nostra mente fa, sostenuta dalla relazione terapeutica.

Per approfondimenti: www.emdritalia.it

Contro il superlavoro occorre imparare qualche strategia detox o farsi aiutare da un coach. Il superlavoro (oltre 55 ore alla settimana) manda in overbooking il fisico (problemi cardiaci, somatizzazioni, mal di testa, tensioni muscolo scheletriche, disturbi digestivi, etc) e qualcosa salta anche a livello mentale: si abbassa la concentrazione e il rendimento, non si capisce se si è più stanchi o insoddisfatti, si mangia male e di fretta, si dorme poco, si fa sempre più fatica a staccare e a dire basta, ansia e attacchi di panico sono in agguato.

Si lavora tanto perché è difficile rinunciare alle lodi ricevute per un compito ben svolto, per la gratificazione di aver rispettato la scadenza (una sorta di droga, di dipendenza di cui ci si accorge quando il nostro fisico ad un certo punto fa KO, alza bandiera bianca). Per questo occorre imparare a gestire meglio questa sorta di compulsione a fare, questo comandante a essere perfetti e capaci, per cui si sente l’autostima e la gratificazione solo nel fare, fare, fare. Spesso si tira avanti ostinatamente, sia perchè oggi il lavoro è bene tenerselo stretto, sia perché ci si sente invincibili, sempre giovani e prestanti. Ma, mai trascurare i campanelli d’allarme, perchè il corpo è un saggio: il nostro corpo parla e se non lo ascoltiamo, GRIDA!

Incontro di frequente persone cui consiglio una sorta di detox lavorativo per mollare la presa. C'è bisogno di una buona dose di disciplina e voglia di cambiamento per mettere in pratica qualche semplice suggerimento:

  1. Mettersi in modalità stand by: considerare la calma, il fare una cosa alla volta, coltivare pause e darsi ritmi più lenti come un valore positivo;
  2. Coltivare un po’ di ozio: l’ozio creativo (D. De Masi, sociologo) è fonte di creatività e di generazione di nuove idee;
  3. Prendersi cura di sé e del proprio corpo: dormire, mangiare bene e lentamente, dissetarsi, dedicarsi alle proprie passioni, respirare!
  4. Saper dire di no, delegare e chiedere aiuto: ma ancora più importante è accettare di farsi aiutare, un attacco al proprio narcisismo, “da solo/a non mi basto”;
  5. Fermarsi quando arriva lo stress: fare pausa, negoziare e accordarsi con gli altri, allentare la tensione.

Per non lavorare troppo si deve accettare il limite: questo è il messaggio del corpo attaccato dal troppo lavoro. Ognuno di noi ha un limite e se lo rispettiamo vuol dire che rispettiamo noi stessi e ci amiamo più.

"Oggi la gente ti giudica
per quale immagine hai
vede soltanto le maschere
non sa nemmeno chi sei
Devi mostrarti invincibile
collezionare trofei
ma quando piangi in silenzio
scopri davvero chi sei
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Prendi la mano e rialzati
tu puoi fidarti di me
io sono uno qualunque
uno dei tanti uguale a te
Ma che splendore che sei
nella tua fragilità
e ti ricordo che non siamo soli
a combattere questa realtà
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Esseri umani"

M. Mengoni

Entrare in contatto con i propri sogni libera energia, entusiasmo e passione per la vita: essenziale diventa scoprire e conoscere il proprio sé ideale, la persona che si vorrebbe essere, ciò che si vuole ottenere nella vita e nel lavoro.

In un percorso di coaching il processo di apprendimento è auto diretto: significa modificare le proprie abitudini, cosa di per sé molto faticosa; ogni volta che si devono cambiare il proprio modi di pensare e di agire, si devono rovesciare anni e anni di arredamento sedimentato nei circuiti neurali, costruiti e rinforzati dalle esperienze fatte, dalle ripetizioni e reiterazioni del proprio modo di essere.  Il ruolo del cervello è fondamentale: l’attivazione della corteccia prefrontale sinistra alimenta la speranza e i sentimenti che producono il tono e la motivazione a realizzare noi stessi, spronandoci oltre gli ostacoli. Se ci fissiamo però su ciò che percepiamo come limite, blocco, sfiducia attiviamo l’area prefrontale destra sprofondano in una visione pessimistica e demotivante.

Facciamo però attenzione a concentrarci su ciò che vogliamo veramente essere e non su ciò che dovremmo essere (il sé normativo): il rischio di essere perennemente scontenti di se stessi è alto quando rincorriamo immagini ideali aderenti alle convenzioni del momento o a principi e valori che non ci appartengono, allontanandoci quindi dalla nostra natura e dalla nostra personalità (il sé reale , autentico, in contatto con i sogni e le aspirazioni personali).

Proviamo a fare questo esercizio:

COME SAREMO FRA 15 ANNI

Immaginiamo di essere tra 15 anni in una ipotetica vita ideale: quali persone vediamo intorno a noi? Come è il nostro ambiente? Che sensazioni ci trasmette?
A questo punto immaginiamo una nostra giornata tipo o una settimana tipica, lasciando che l’immagine si sviluppi davanti ai nostri occhi e poi collochiamoci al centro di essa.
Con questa visione di noi stessi, proviamo a tracciare su un foglio, a ruota libera, la descrizione di come saremo tra 15 anni, oppure se lo preferiamo, registriamo la nostra voce narrante questa visione. Questo esercizio di immaginazione del futuro ideale può rivelarsi uno strumento efficacissimo per cogliere le reali possibilità di cambiamento della nostra vita.
(Bibliografia:Essere Leader, D. Goleman, BUR, 2002)

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