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L’infertilità colpisce mediamente 1 coppia su 5 in Italia. La difficoltà procreativa fa parte della notte dei tempi e non guarda in faccia a nessuno: donne dotate di bellezza, uomini di successo, re e regine, gente dello spettacolo, persone comuni.

Nei tempi antichi la sterilità era considerata una disgrazia così come, ancora oggi la donna che non riesce ad avere figli o la coppia sterile provano vergogna. Il senso di colpa, talvolta anche l’umiliazione nel sentirsi difettosi o mancanti sono sentimenti vivi nel confessare il problema di fertilità. Problema in passato attribuito più alla donna. Enrico VIII, ebbe numerose mogli attribuendo a loro il problema, di non riuscire ad avere un erede maschio. La scienza medica avrebbe poi dimostrato che è il cromosoma maschile a determinare il genere nella prole.

Oggi il problema viene affrontato analizzando la salute fisica di entrambi i partner, ma da un punto di vista sociale e psicologico l’infertilità può essere uno stigma.

Se un tempo si consigliavano pozioni magiche, rituali e soggiorni termali oggi, la scienza ha fatto numerosi passi avanti e molte coppie sono riuscite ad avere un figlio; ma i risvolti psicologici che accompagnano la difficoltà procreativa sono gli stessi.

Un primo disagio psicologico investe la perdita di autostima e fiducia in se stessi: il corpo non risponde alle aspettative, non funziona, e la propria identità subisce un primo attacco.

Nella psicologia dell’infertilità si parla di lutto e di elaborazione di questo incompiuto, vissuto come insuccesso. La coppia deve quindi lavorare su questa accettazione. In caso di successo affronterà la genitorialità con minore ansia e timore. In caso di insuccesso, la coppia dovrà confrontarsi con un ventaglio di emozioni, di sentimenti e di emozioni stressanti, molto simili ad una esperienza di lutto non elaborato

Non c’è modo per garantirsi una fertilità a tutti i costi, anche se un sano stile di vita e una sana pratica sessuale sono raccomandati. Se da una parte, rispetto a aspetti fisiologici congeniti o a causa genetiche si può aver poco controllo, ci sono alcuni fattori su cui si può agire per preservare la salute sessuale e riproduttiva (fumo, obesità, sedentarietà, malattie sessualmente trasmissibili, impiego di sostanze… non sono dei toccasana)

La fertilità è un bene. Un bene prezioso di cui ci si accorge purtroppo anche tardi. Per questo bisogna preservarlo.

Lo psicologo in aiuto alla infertilità - Circa il 40% delle coppie abbandona la via della fecondazione assistita senza aver ottenuto il risultato sperato, spesso dopo il terzo tentativo.
Al Congresso della Società Italia della riproduzione umana (SIRU) è emerso quanto sia indispensabile un'adeguata consulenza psicologica. Lo psicologo preparato e formato in questo campo, fornisce un sostegno per ridurre lo stress legato alla diagnosi di infertilità, ma anche ad affrontare in modo più positivo l'intero percorso e a riprendersi da un eventuale fallimento.
La SIRU quindi consiglia di richiedere sin da subito questo tipo di assistenza, per avere oltre al ginecologo di riferimento, anche uno psicologo cui rivolgersi durante tutto il percorso.
In caso di fecondazione eterologa è raccomandato, anzi alcuni centri chiedono espressamente di svolgere colloqui con lo psicologo prima di intraprendere il percorso.

Roma, 9 gen. Dire.it Agenzia di Stampa Nazionale
- Mentre si discute del calo delle nascite in Italia (12mila in meno nel 2016 rispetto al 2015 e quasi 100mila in meno negli ultimi otto anni secondo l'Istat) e delle possibili cause, esiste una realta' altrettanto importante, costituita da coloro che ricorrono ai trattamenti di Pma (Procreazione medicalmente assistita) per potere avere un figlio. Se da un lato circa l'1,8% delle donne italiane senza figli dichiara di non volerne avere, dall'altro migliaia di coppie ritengono solo piu' opportuno posticipare una gravidanza per attendere la stabilita' familiare, economica e professionale. Un dato che si scontra, pero', con il fattore biologico: il tasso di fertilita' mensile nelle donne di 30 anni con rapporti regolari e' del 20% per ciclo, mentre nelle donne oltre i 40 anni e' del 5% per ciclo. A questo si aggiungono le lungaggini che entrano in gioco nel momento in cui si decide di affidarsi ad un aiuto medico: le coppie che cercano una gravidanza nel Paese intraprendono un autentico percorso a ostacoli. L'attesa arriva fino a otto anni, soprattutto per l'eterologa. Spesso la causa e' da imputare a meccanismi normativi e burocratici polverosi, altre volte alla scarsa disponibilita' di strutture, ma in molti altri casi e' soprattutto la mancanza di informazione a vanificare i tentativi di genitorialita'. Parte da queste considerazioni la campagna di sensibilizzazione promossa da Institut Marques, clinica internazionale specializzata nella Procreazione Medicalmente Assistita, che si rivolge ai pazienti con lo scopo di aiutarli ad orientarsi per facilitare e accelerare l'accesso alle tecniche di Pma. "Le difficolta' che le coppie incontrano non dipendono sempre o solo dall'eta' in cui iniziano a desiderare un bambino- spiega la dottoressa Federica Moffa, specialista in Riproduzione Assistita di Institut Marque's Italia- Nel moderno contesto socioculturale, soprattutto nel nostro Paese, non deve stupire che una donna inizi a cercare un figlio a 34 anni. Altro discorso e' se, tra dubbi e confusioni, pellegrinaggi tra diversi specialisti e liste d'attesa infinite, si finisce con l'arrivare al trattamento alla soglia dei 40". Il 'tempo per un figlio' stimato dal Censis nell'indagine sulla fertilita'/infertilita' in Italia, restituisce uno spaccato gravoso ma parziale: 3,9 sono solo gli anni che intercorrono tra i primi dubbi sulla difficolta' di ottenere una gravidanza e l'arrivo in un centro di Procreazione Assistita. Ma il percorso non termina qui. La media degli italiani matura una sterilita' di lunga evoluzione passando dai 4 agli 8 anni per cercare una gravidanza dentro e fuori dal loro Paese, arrivando a realizzare fino a 6 cicli previ. Nei casi piu' critici, l'attesa va dagli 8 ai 16 anni con 15 trattamenti previ. Un fenomeno che si traduce nei numeri che il ministero della Salute ha diffuso nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40/2004: le coppie italiane che si sono affidate alla Pma nel 2015 erano 74.292, per un totale di 95.110 cicli avviati ma solo 12.836 portati con successo fino alla nascita, il 2,6% delle nascite totali del 2015. Si stima che solo la meta' delle donne che non raggiungono una gravidanza naturalmente chieda aiuto e solo il 22% riceva cure mediche. Le ragioni principali di questa situazione sono economiche, morali e religiose. Per questi motivi, spesso, la tendenza generale e' accettare la situazione e rifiutare i trattamenti medici. Tra i fattori che influiscono su questa scelta c'e' anche la mancanza dell'appoggio familiare o, piu' semplicemente, il desiderio di nascondere il problema. Uno studio di Institut Marque's dimostra infatti che piu' del 70% delle italiane considera che la sterilita' nel Belpaese sia un tabu' e la vive in un contesto avverso. Il 2018 sara' il 40esimo anniversario dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina nata grazie alla Pma. Oggi le conoscenze mediche e l'expertise dei centri hanno raggiunto un livello che solo pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza ma, paradossalmente, cio' che fatica a crescere e' il grado di conoscenza e di consapevolezza su questi trattamenti: il percorso verso la Pma risulta meno impervio rispetto al passato, ma persiste una resistenza frutto di scarsa informazione e molti luoghi comuni sulla questione. (Wel/ Dire)

Da Coppia a Famiglia Ogni persona nel suo programma genetico e psichico ha come fine non solo la propria sopravvivenza ma la trasmissione del proprio ‘’patrimonio’’ attraverso la generazione: tutti saremmo in questo senso «spinti» a procreare per permettere alla specie umana di continuare. «Il bambino deve appagare i sogni e i desideri irrealizzati dei suoi genitori….L'immortalità dell'io si mette in sicurezza rifugiandosi nel bambino» (Freud, 1914, p. 461).

Il fattore G: la Generatività

  • Si vuole un figlio in cui rispecchiarsi (effetto specchio)
  • Si vuole un figlio per egoismo (dimensione narcisistica)
  • Si vuole un figlio per evoluzione del Sè (aspetti identitari)
  • Si vuole un figlio per realizzarsi (aspetti prestazionali)

La presa di coscienza della sterilità

  • Ogni coppia affronta questa fatica, compiendo un camminino personale e specifico.
  • Quali risposte trovare per una DOMANDA UNICA: Perché proprio a me? Perché a noi?
  • Come trovare un significato a questo dolore, a questa sofferenza?

La procreazione negata

  • La coppia si ferma e sosta nel sentimento di perdita
  • Si vive la menomazione del non diventare genitore
  • Prevalgono rabbia, vergogna, tristezza, paura di non farcela
  • Viene meno la fiducia nel progetto di formare una famiglia
  • Il singolo, il rapporto di coppia, i valori, i desideri, la fede, entrano in crisi

Adozione, PMA o Vita senza figli: che fare?

Queste sono le possibili risposte al desiderio di genitorialità Qualunque sia la scelta, la sterilità resta un evento che lascia una memoria di dolore e di sofferenza: di fronte alla mancanza di un figlio, uomini e donne soccombono ad una decisione presa dalla vita sotto forma di incontri mancati, di tempo scaduto, di infecondità e di gravidanze fallite, di paure e di scelte diverse.

Il lutto

La percezione della mancanza (VUOTO) può diventare uno dei sentimenti prevalenti Si piange l'assenza del figlio paradossalmente presente e che viveva nei progetti e nei sogni Si piange la perdita di colui che aveva già un nome , senza che ci siano riti e azioni consolatori (non c’è un funerale).

Non avere figli significa scoprire di essere più dell’assenza del figlio…… Ma come?

  • Se manca un figlio cosa ci manca?
  • Cosa questa assenza rende possibile?
  • Cosa rifiutiamo di questa negazione, mancanza?
  • Cosa ci può piacere, invece?

Ci sono altri progetti, diversi da quello di diventare genitore, che hanno significato per la coppia? Ideare, creare e perseguire altri progetti di realizzazione del sé, maturando la consapevolezza delle proprie mete personali, dei propri bisogni e delle possibilità di realizzarli e soddisfarli con il progressivo affrancamento dall’idea del figlio “compensatorio” Se si investe unicamente sul desiderio del figlio si priva la propria vita di altre fonti di nutrimento, la vita sembra ruotare solo ed esclusivamente su un’assenza piuttosto che su di una presenza Riuscire ad accogliere con positività una vita senza figli, significa sapere dare vita alla propria vita e generare attraverso una fertilità psicologica e psichica.

Essere genitori

Essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. I futuri genitori devono essere adulti capaci di prendersi cura del proprio bambino; proiettano i propri desideri e le proprie speranza sul figlio che verrà, il quale rappresenta per la coppia una possibilità di riscatto o di riuscita laddove qualche obiettivo nella vita non è stato conseguito. Il ruolo della Madre: La madre mette a disposizione il suo corpo, il suo tempo, il suo spazio esteriore e interiore (questo è l’amore materno). Il ruolo del Padre: Il padre svolge la funzione fondamentale di favorire l’autonomia e l’emancipazione. L’obiettivo dell’azione paterna post-moderna non è più quello di crescere un figlio ubbidiente, ma di crescere un figlio felice.

Dialogo tra un genitore e un figlio

G: attento dove metti i piedi… F: attento, tu perchè io li metterò dove tu li hai messi.

Implicazioni e vissuti psicologici dell’infertilità

Volere un figlio

  • • La genitorialità e la famiglia sono un valore primario a livello individuale e sociale.
  • • Sposarsi, fondare una famiglia, avere dei figli frutto dell’amore, perché c’è un legame indissolubile tra l'atto sessuale e l' atto procreativo, è da sempre “naturale” e dato come funzione a-priori.

Il fattore C: La Coppia

Quando una coppia comincia a fantasticare un bambino le barriere anticoncezionali così come le barriere psicologiche si allentano: significa avere il coraggio di spostare lo sguardo da se stessi verso un’altra vita, un’altra esistenza che è quella della coppia ma anche del nascituro.

 

Concepire un figlio

  • Da un punto di vista psicologico il passaggio da coppia a progettualità genitoriale è parte di quel processo maturativo ed evolutivo che coinvolge l’affettività e la sessualità di due persone.
  • Processo di co-creazione e quindi di apertura all’Altro, come fonte di arricchimento e di crescita, in un rapporto di reciproco scambio, di tolleranza e riconoscimento della diversità.
  • Il termine genitorialità, quindi, non coinvolge solo l’essere genitori reali ma è uno spazio affettivo-relazionale che fa parte dello sviluppo di ogni persona.

Il fattore G: la Generatività

  • La generatività indica la capacità di guardare al futuro dando alla luce dei figli e curandoli adeguatamente.
  • L’adulto  affronta  una fase di trasformazione superando l’opposta tendenza alla stagnazione.
  • Divenire GENITORI modifica il punto di vista con il quale si guarda al futuro con progettualità, responsabilità e orizzonti diversi: niente sarà più come prima.
  • Una nuova organizzazione personale accanto ad un radicale mutamento di prospettiva; la possibilità di acquisire nuove competenze che durano tutta la vita.

GENITORI 2.0:
Bisogno? Desiderio? Diritto?

Nella società post-moderna è sempre più un diritto:  «Essere mamma non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti diritti»  (O. Fallaci) perché  si può fare l' amore “senza fare figli” e  perché i progressi della scienza e della medicina consentono di dissociare la procreazione dalla sessualità: anche le coppie sterili e omosessuali possono oggi avere dei figli.

La figura del genitore non è più monolitica. Le forme di genitorialità sono le più complesse, ne esistono di tutti i tipi:

… Genitori naturali.

… Genitori single.

… Genitori biologici.

… Genitori adottivi.

… Genitori eterosessuali.

… Genitori omosessuali.

… Genitori acquisiti

 

Il fattore H: la diagnosi di infertilità

  • Una diagnosi di infertilità fa sfumare le proprie aspettative, mette in crisi il sistema di valori, costringe a ridefinire il proprio progetto di vita e richiede una riorganizzazione a livello psicologico, sociale erelazionale per la coppia e per il singolo.
  • Tale diagnosi richiede un’attenzione oltre gli aspetti fisico-corporei: l’infertilità da un punto di vista psicologico è una “crisi di vita” (Menning, 1975) e una reale ferita narcisistica, il Sè va in frantumi.
  • Gli equilibri precostituiti devono essere rivisti alla ricerca di un nuovo adattamento esistenziale e di percorsi e possibilità alternativi.

Infertilità = caos emotivo

  • Il desiderio di maternità  dopo anni di infertilità e di ripetuti fallimenti può assumere nuove forme: il sentimento verso questo bimbo mai arrivato si complica e diviene confuso, ambiguo. Lo voglio/nonlo voglio. Mutano le emozioni e le intenzioni… vorrei solo uscire da un tunnel, tutto gira intorno ad un vuoto e non so più se voglio questo… posso anche essere contenta se non arriva questo figlio, così mi godrò finalmente una vacanza con mio marito…quasi come se il figlio in sé passasse in secondo piano.
  • Maternità ottenute dopo lunghe attese possono essere vissute in modo “depressivo”: donne esauste ed esaurite della propria energia e dei propri entusiasmi, donne da rinfrancare e da rinforzare oltremodo nella adeguatezza e capacità di essere “madri sufficientemente buone”, perchè hanno un imprinting di essere donne “sbagliate”.

Infertilità = caos identitario

  • Esperienza fortemente stressante dal punto di vista emotivo con ripercussioni sull’identità soggettiva, sull’autostima, sulla percezione del proprio corpo, provocando senso d’inferiorità, depressione e ansia.
  • Le reazioni emotive più frequenti sono: shock, negazione, incredulità, vergogna. Profondo senso di inadeguatezza e invidia verso chi è in attesa o ha avuto un figlio, bisogno di sapere e capire le ragioni: perché io, perché noi?
  • Atteggiamenti di rabbia e frustrazione di fronte al limite, collera e angoscia, isolamento relazionale. Ansia e “ossessione” nella ricerca di azioni risolutive (cure mediche, consulti, cicli di PMA).

Infertilità al femminile

Ramo secco

Difettosità

Vuoto

Menomazione

Vergogna

Diversità dalle altre donne

Punizione

Paura di non essere normali

Rabbia

Indegnità

Senso di colpa

Handicap

Essere incapace

Inadeguatezza

Invidia

Tristezza

Lacrime

Disconferma del proprio ruolo sociale

Senso di ingiustizia

Infertilit♂: pensieri e emozioni al maschile

L’uomo sembra controllare bene questa situazione, con la frequente convinzione che, quasi appellandosi ad una sorta di onnipotenza psicologica, tutto con il tempo si risolverà, tutto andrà bene, scotomizzando così il dolore interiore relativo al lutto della mancata “spermatogenesi” e della funzione procreativa, trasformando la rabbia in una forma di autodeterminazione sugli eventi.

Sullo sfondo parlano significati plurimi:

  • fallimento e impotenza dell’immagine maschile circa la stessa virilità, intrecciando erroneamente impotenza fisica con infertilità
  • timore del giudizio può generare una forte ansia, unito a stress e sfiducia in se stesso
  • senso di colpa verso di sé e verso la partner: l’uomo nella coppia infertile può sentirsi inutile, in un sistema di cura che lo mette sullo sfondo, fuori dagli studi medici e poco coinvolto nelle terapie farmacologiche.

Senza un figlio, cosa siamo?

  • L’infertilità può rendere  la coppia “miope” sulla propria evoluzione.
  • Si parla di “quasi-adulti” che hanno il compito di elaborare il lutto di tale perdita e  comprendere un percorso verso la “non genitorialità”,  facendo emergere «nuove virtù e forze vitali».
  • Capire cosa si desidera, cosa si è disposti a fare come individui e come coppia, cosa si è disposti ad accettare dal partner e cosa si è disposti a chiedere e a sostenere diviene condizione necessaria per le scelte da intraprendere in funzione di una serena e soddisfacente qualità della vita.

Concepire al freddo

 

Cercare aiuto nella medicina: l’infertilità è una malattia e la  PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) assume il significato di una terapia se non vi sono altri trattamenti efficaci per rimuoverne le cause

La PMA per molte coppie e per lunghi periodi costituisce l’unico strumento accettabile perché possa accadere di divenire genitori. Significa però una riflessione rispetto a ciò che si reputa giusto, importante e lecito che coinvolge l’individuo, la coppia e il contesto familiare e sociale.

La PMA vissuta come un’esigenza quando la coppia è mossa dal desiderio del figlio “a tutti i costi” e i tentativi si susseguono quasi senza soluzione di continuità

 

 

Un uomo e un donna qualunque sono convinti che quando decideranno, saranno in grado di concepire un bambino e di metterlo al mondo senza alcuno ostacolo. Nessuna ombra e nessun elemento potranno contrastare questo progetto: il bambino nascerà come realizzazione di un pensiero magico, onnipotente, incontrastabile e “facile”. Questo uomo e questa donna danno per scontato che avere un figlio sia un atto naturale e dovuto.

Eppure, cresce in Italia, e non solo, il numero di coppie che incontrano difficoltà alla realizzazione di un evento sì straordinario. Nel 15% dei casi la causa di infertilità rimane ignota, e, per così dire, inspiegata. Alcuni studi hanno evidenziato che eventi emotivi come stress, depressione, ansia possono avere risvolti sulla funzionalità riproduttiva, ma le cause organiche maschili e femminili sono in aumento. Così i progressi della medicina nel campo delle Tecniche di Riproduzione Assistita fanno nascere numerose speranze e possibilità di aggirare l’ostacolo ma occorre tenere conto che un bambino è semplicemente un dono che, verrà solo al momento giusto, se verrà.

Senza dubbio il cammino dell’infertilità è arduo, faticoso e incerto, una sorta di percorso a ostacoli contro il tempo, talvolta contro le proprie idee e i propri valori e che ad un certo punto può anche richiedere un’alzata di “bandiera bianca”. La diagnosi medica getta la terribile sentenza: “siete una coppia infertile; lei ha una astenospermia (spermatozoi lenti), lei ha le tube chiuse….”.

E allora il dubbio su di sé, sulla proprie capacità di essere madre o padre, di non essere all’altezza di questo compito o ancora in continua tensione tra volere essere e non poter essere, possono emergere in primo piano. Paura e ambivalenza del desiderio, capacità di accogliere il vuoto che non si riempie e di stare con l’attesa, il sentimento di vergogna per un corpo inabile, incapace che non funziona e l’invidia per le pance delle altre donne, così feconde e fertili; e ancora la rabbia che cela la profonda tristezza, che in alcuni casi e momenti diventa depressione e l’esperienza di una sorta di “lutto mensile” che si reitera impietoso con ogni ciclo mestruale.

E a questo punto che fare: adottare un bambino, sperare ancora e continuare ad aspettare, ricorrere alla medicina, alla fecondazione assistita, così innaturale… Si apre una riflessione sul superamento del limite, sulla volontà di andare contro natura o contro un destino che sembra aver scelto questa coppia. Perché proprio noi? Diventa dunque importante distinguere e fare chiarezza su vissuti dell’infertilità per potere entrare in contatto con questo messaggio del corpo che è poi un messaggio anche della psiche. E, dunque, l’infertilità è una malattia, oppure una condanna, una colpa? Di certo una sofferenza che va ascoltata e accolta”
(C. D’Orsi: Sara, Elisabetta e Le altre. La femminilità ferita tra desiderio e limite della maternità. Ed. Psiconline 2008)

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