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Cristiana D'Orsi

«La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, le nostre e  quelle degli altri, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza.

La gentilezza è come un ponte che mette in relazione, in misteriosa e talora mistica relazione, queste diverse disposizioni dell’anima: queste diverse forme di vita: queste diverse emozioni. Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita».

Eugenio Borgna, La dignità ferita, Feltrinelli (2015)

 

Cristiana D'Orsi

«Molte volte, conoscere se stessi, Socrate, mi è sembrata una cosa alla portata di tutti. Molte volte, invece, assai difficile».

Così Alcibiade manifestava al maestro la sua preoccupazione di fronte alla fatica che comporta crescere.

Socrate gli rispose: «Alcibiade, che sia facile oppure no, conoscendo noi stessi potremo sapere come dobbiamo prenderci cura di noi, mentre se lo ignoriamo, non lo potremo proprio sapere

Cristiana D'Orsi

Come state in questa estate 2017?

Il caldo, la paura, le morti, l'Italia presa d'assalto, sembrano farla da padrona. Ma lontano dalla propria casa e dalla propria routine non ci si bada, ci si accorge di poco, cercando di fare durare il più possibile questo periodo di vacanze, di vacuum che la nostra mente e il nostro corpo ricercano come l'acqua in una giornata afosa.

Staccare, distrarsi, evadere, rompere gli schemi è salutare, benefico, indispensabile. E' come fare la muta, cambiare la pelle, rigenerare cellule e tessuti per rimetterci al lavoro, per affrontare l'inverno... E allora facciamo i turisti (tanti) e poco i viaggiatori come scrive C. Bordoni su La Lettura del Corriere della Sera. Il viaggio determina il cambiamento: pochi sanno cogliere la bellezza, il tempo, la durata del viaggiare, di cosa succede e cosa incontriamo durante il nostro trasferimento da-a; molti devono arrivare il prima possibile nel luogo di vacanza (ecco la paura dell'aereo: non abbiamo il tempo di adattarci a quell'esperienza che c'è tra il lasciare e il trovare, il partire e l'arrivare, che ci viene l'ansia e il panico!). Si corre anche d'estate senza posare il "guardo" (poetica leopardiana) su ciò che ci sta attorno, "dritti alla meta, sgomitando per raggiungerla. Invece per chi viaggia, la meta è un pretesto necessario a giustificare la decisione di partire. Abbiamo accorciato le distanza e ridotto i tempi di percorrenza, ma forse ci siamo giocati il piacere di viaggiare".

E così anche l'Estate e le vacanze assomigliano a quel quotidiano nevrotico e caotico che ormai è familiare, forse vitale. Peccato! Buona fine di Estate, chissà se ci diamo il permesso di gustarla e assaporarla con più calma, lentezza e gentilezza.

Cristiana D'Orsi

"Oggi la gente ti giudica
per quale immagine hai
vede soltanto le maschere
non sa nemmeno chi sei
Devi mostrarti invincibile
collezionare trofei
ma quando piangi in silenzio
scopri davvero chi sei
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Prendi la mano e rialzati
tu puoi fidarti di me
io sono uno qualunque
uno dei tanti uguale a te
Ma che splendore che sei
nella tua fragilità
e ti ricordo che non siamo soli
a combattere questa realtà
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Credo negli esseri umani
Che hanno coraggio
coraggio di essere umani
Esseri umani"

M. Mengoni

Entrare in contatto con i propri sogni libera energia, entusiasmo e passione per la vita: essenziale diventa scoprire e conoscere il proprio sé ideale, la persona che si vorrebbe essere, ciò che si vuole ottenere nella vita e nel lavoro.

In un percorso di coaching il processo di apprendimento è auto diretto: significa modificare le proprie abitudini, cosa di per sé molto faticosa; ogni volta che si devono cambiare il proprio modi di pensare e di agire, si devono rovesciare anni e anni di arredamento sedimentato nei circuiti neurali, costruiti e rinforzati dalle esperienze fatte, dalle ripetizioni e reiterazioni del proprio modo di essere.  Il ruolo del cervello è fondamentale: l’attivazione della corteccia prefrontale sinistra alimenta la speranza e i sentimenti che producono il tono e la motivazione a realizzare noi stessi, spronandoci oltre gli ostacoli. Se ci fissiamo però su ciò che percepiamo come limite, blocco, sfiducia attiviamo l’area prefrontale destra sprofondano in una visione pessimistica e demotivante.

Facciamo però attenzione a concentrarci su ciò che vogliamo veramente essere e non su ciò che dovremmo essere (il sé normativo): il rischio di essere perennemente scontenti di se stessi è alto quando rincorriamo immagini ideali aderenti alle convenzioni del momento o a principi e valori che non ci appartengono, allontanandoci quindi dalla nostra natura e dalla nostra personalità (il sé reale , autentico, in contatto con i sogni e le aspirazioni personali).

Proviamo a fare questo esercizio:

COME SAREMO FRA 15 ANNI

Immaginiamo di essere tra 15 anni in una ipotetica vita ideale: quali persone vediamo intorno a noi? Come è il nostro ambiente? Che sensazioni ci trasmette?
A questo punto immaginiamo una nostra giornata tipo o una settimana tipica, lasciando che l’immagine si sviluppi davanti ai nostri occhi e poi collochiamoci al centro di essa.
Con questa visione di noi stessi, proviamo a tracciare su un foglio, a ruota libera, la descrizione di come saremo tra 15 anni, oppure se lo preferiamo, registriamo la nostra voce narrante questa visione. Questo esercizio di immaginazione del futuro ideale può rivelarsi uno strumento efficacissimo per cogliere le reali possibilità di cambiamento della nostra vita.
(Bibliografia:Essere Leader, D. Goleman, BUR, 2002)

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